Quando arrivo a postare di qualcosa, lo faccio perché me ne sento particolarmente coinvolto. Il mondo Agile e la rivoluzione Lean, da cui esso prende le basi, hanno sempre avuto grande fascino per il mio modo di vedere il mondo. Tanto da orientare sensibilmente la mia vita professionale, e non solo.
Ma tutto restava nella mia sfera personale, comportamenti e abitudini che partivano da me e albergavano in quell’intorno. La mia cultura, la mia visione e il mio agire, se impattavano su chi mi stava nelle vicinanze, era un fatto di pura osmosi, spesso dettata dalla curiosità o dalla simpatia. Vallo a capire, e comunque non è importante.
Importante è invece ciò che di recente mi è capitato. Un fulmine a ciel sereno.

In azienda qualcuno ha ritenuto utile il bagaglio di esperienza che mi porto in spalla e ha pensato che potesse essere messo a disposizione degli altri. Quasi come un asset.
Un bel riconoscimento, non c’è che dire. Ma, naturalmente, anche una bella responsabilità. Ragazzi, un conto è misurarsi con se stessi e un’altro è farlo con le aspettative e i bisogni di un’azienda.
Comunque, da quel pazzo visionario e incosciente che sono, ho accettato senza rifletterci un istante.
Ed eccomi in cammino su una salita di cui onestamente ancora non vedo la vetta. Cerco di non pensarci e, insieme ad un drappello di compagni d’avventura, vento in faccia, mettiamo un passo dopo l’altro, sognando il panorama che ci aspetta in cima.

Scusate la divagazione ma secondo me è importante per capire meglio cosa il titolo del post vuole promettere.

La prima parte promette SEMPLICITÀ ma non illudiamoci troppo perché anche le cose semplici possono costare molto (pensate ad un bebè che comincia a barcollare, quanto è difficile per lui compiere tre semplici passettini).
Perciò dobbiamo aspettarci di cadere, ma bisogna essere pronti a rialzarci e riprovare, andrà ogni volta meglio.

La seconda parte invece promette la PERFEZIONE, e qui potreste aprire grandi e accese discussioni sull’utopia, sui facili ottimismi e via dicendo. Va bene, lo dico io così non devo beccarmi le vostre critiche: 
non esiste un progetto perfetto e a dirla tutta non esiste una gestione perfetta, anche perché nessuno di noi è perfetto.

Però (e qui viene il bello della faccenda) 
questo non significa che non esista la PERFEZIONE.

Non so come la pensiate voi ma, secondo me, la perfezione ha molto a che vedere con la felicità: non si è mai abbastanza felici e proprio per questo non smettiamo mai di cercarla. La perfezione credo sia l’altra faccia della felicità.
Sapere che esiste è un bene e ciò deve spingerci a cercarla incessantemente. Non trovate?

Ma in definitiva, questo titolo cosa promette davvero?

Facciamo così. Giudicatelo voi al termine di questa lettura. 
Adesso invece andiamo a vedere quali sono questi 3 semplici passi:

INDIVIDUARE UNA STRATEGIA 
STUDIARE LA MIGLIORE TATTICA 
ORCHESTRARE LA REALIZZAZIONE

Il primo passo è forse quello più importante:
avere una strategia è la parte più preziosa del project management, perché fissa l’attenzione sulle vere sofferenze che il progetto deve curare, su chi ne sta soffrendo e quale sia il vero valore da portare.

Iniziare un progetto Agile senza una chiara strategia getta l’intero ambiente nel vecchio e selvaggio west dove mangiare un piatto di fagioli e salvare la pelle erano tutto ciò per cui ci si arrabattava. 
I nostri progetti richiedono ben più di un piatto di fagioli, ed è per questo che ci sono tre aspetti fondamentali da curare bene:

– VISION
– PRODOTTO
– PERSONE INTERESSATE

Per ciascuno di essi, nel mondo agile, c’è un momento di definizione e degli artefatti:

– VISION BOARD
– PRODUCT BOX
– STAKEHOLDER MAP
– TRADE OFF SLIDERS

Non entro qui nel merito di come questi vengono realizzati (probabilmente in futuro scriverò dei post in proposito), tuttavia c’è un’ampia letteratura sull’argomento (in fondo all’articolo ne citerò qualcuna).

Vale la pena sottolineare che nel luogo giusto e con le persone giuste, questo primo passo si compie in una mezza giornata di lavoro. Ok, magari siamo dei bebè e ci vorrà un po’ di più, ma è confortante sapere che tutto sommato non è quel granché, vi pare?

Il secondo passo è quello che ci permette di mettere a terra la strategia, renderla “missione” ossia identificare le cose che vanno fatte per arrivare da dove siamo adesso a dove vogliamo andare.

Senza una tattica vince il cowboy che spara più veloce. Ma è bene sapere che statisticamente i cowboy, benché veloci campavano relativamente poco. Quindi il mio consiglio è di studiare la migliore tattica possibile. Qui, nel 21° secolo.

In un progetto Agile, sono quattro le attività necessarie per costruirsi il piano tattico:

– STORY MAPPING
– ESTIMATION
– PRIORITIZATION
– FUD* MAPPING

*[Fear — Uncertainty — Dobt]

Questi focus, partendo dalla prospettiva delle parti interessate, individuano le storie che raccontano, con un buon livello di dettaglio e granularità, tutte le necessità individuate nella vision. Ne misurano ad alto livello la complessità (il peso). Ne definiscono l’ordine di importanza (il valore) per le parti interessate. E infine, rilevano i rischi che possono compromettere l’esito del progetto.

Il secondo passo non è molto più complicato del primo, forse solo un tantino più lungo. Non richiede comunque molto più tempo dell’altro, ma certamente più disciplina e concentrazione.

Ancora uno e ci siamo. Siete pronti?

Il terzo passo è quello che nel medioevo precedeva sempre una battaglia: radunare le forze e mostrare i muscoli.
E’ di fondamentale importanza lo schieramento, e dimostrare che è all’altezza del compito.
Sono quattro i focal point da rendere visibili a tutti:

– SOLUZIONE
– TEMPI
– COSTI
– TEAM

Non bisogna trascurare mai questi fondamentali. Rappresentano la forza dell’engagement che tiene assieme tutti gli attori con consapevolezza e coinvolgimento. Più si curano questi aspetti e più il progetto è al riparo da influenze negative, tensioni e rischi.

Dare visibilità alla soluzione con uno schema di alto livello ma esaustivo.
Stimare i tempi e i costi con cui realizzarla.
Ingaggiare il miglior team possibile tatticamente e strategicamente. 
Non dare mai nulla per scontato.

Il terzo passo è tanto più semplice quanto meglio siano stati compiuti i precedenti. E per questo abbiamo ancora una mezza giornata da impiegare. 
Così siamo a 1,5 gg ottimamente spesi.

Ci sono ancora 4 ore da impiegare… che facciamo?

La mia proposta è di utilizzare le prime due per una sana retrospettiva sul lavoro fatto. Ripercorrendo tutte le fasi e magari puntellando qualcosina qua e là.
E nelle due restanti, festeggerei con una birra (o con quello che vi piace di più).
Perché abbiamo fatto il meglio di cui siamo capaci e per il momento c’è da esserne fieri.

La festa è appena cominciata. Il meglio deve ancora venire.

_________________________________
I riferimenti promessi:

__________________________________
forse potrebbe interessarti anche:
>> I 3 fondamentali per una Retrospective efficace 
pubblicato su Pulse da Nico Spadoni



SOURCE

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here